Il “politicamente corretto” …che contagia i cacciatori
Il “politicamente corretto” …che contagia i cacciatori
Il “politicamente corretto” che ci emargina fra di noi
In Italia c’è una legge, la 157/92, che disciplina la pratica venatoria in ogni sua forma e che tutela la fauna selvatica e l’habitat. Una legge che per vecchia che sia è comunque la più restrittiva d’Europa. Detto questo vengo subito al dunque di questo articolo che ho voluto chiamare il “politicamente corretto che contagia i cacciatori.
Troppo spesso ormai ci troviamo a doverci confrontare con una fetta di società ostile, che ci odia perché cacciatori, che getta fango sulla nostra passione, che ci minaccia e che passa alle vie di fatto con atti ostili di vandalismo che restano impuniti. Questi non si vergognano di nulla, anzi esaltano e celebrano, sui social e in ogni luogo in cui gli viene data voce, le loro prodezze e le loro vigliaccherie, compresa la derisione ad ogni incidente di caccia. Noi invece per paura non celebriamo più nulla. Se un cacciatore posta il suo carniere ecco che subito il branco dei ben pensanti lo censura e per il famoso “politicamente corretto” lo condanna aspramente.
Ma di cosa stiamo parlando e di cosa abbiamo paura se la nostra passione è sancita con tanto di legge e noi pubblichiamo proprio nel rispetto di ciò che ci è consentito ?
Sempre più spesso ogni volta che qualcuno pubblica una fotografia con due beccacce in mano, con una mezza dozzina di tordi o con una lepre abbattuta circondata dalla muta festante di segugi, ecco che arrivano quelli che “ …queste foto fanno il male della caccia” . Poi ci sono quelli che ormai hanno sostituito la parola caccia con “prelievo venatorio” (più etico e poco compromettente) pensando in questo di non dare nell’occhio. Conosco molti cacciatori, e ne conoscerete certo anche voi, che pur essendo amici e bravissime persone quando si trovano in abiti borghesi e in certi ambienti non dicono mai “sono un cacciatore e vado a caccia”. Quasi a vergognarsi di quello che è una passione innata, uno stile di vita, magari tramandata di padre in figlio, che ci fa stare bene. Il cacciatore, quello che caccia la selvaggina nel rispetto della Legge, che la cucina e di essa si nutre, quello che non usa mezzi illeciti per richiamarla, quello che rispetta la natura, non deve vergognarsi di quello che è e di quello che fa.
Ci si deve vergognare dei bracconieri non dei cacciatori, persone che spesso non hanno neppure il porto d’armi e agiscono proprio alle nostre spalle contribuendo ad alimentare quella deriva di odio da parte di quelle persone che in maniera strumentale fanno di tutta l’erba un fascio.
Siamo tutti consapevoli che le “mattanze” non vanno pubblicate, anche perché non dovrebbero fare parte della nostra idea di caccia, dalla nostra cultura. Ma se in un Gruppo di Caccia e di Cacciatori postiamo qualche bella foto, anche con il carniere, quale male facciamo e di cosa ci si deve vergognare ? …
Una volta si tornava dalla caccia con la selvaggina sul cofano della macchina, ora non sono più i tempi per poterlo fare e lo sappiamo bene, ma se postiamo la foto dei nostri segugi tenendo fra le mani una bella lepre cacciata, magari dopo averne seguito le tracce per tutta una mattina, o se mostriamo due fagiani con i nostri ausiliari che li hanno ben fermati, non si commette nessun reato e la vergogna deve essere solo ed esclusivamente di quelli che criticano e che prendono le distanze.
Non lasciatevi contagiare dal “politicamente corretto” e non abbiate paura nell’affermare la vostra passione, ovvero la caccia !
di Michele Casale
antropologo e naturalista
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