L’Arcicaccia ha sollevato preoccupazioni: studio Ispra valichi falsato
L’Arcicaccia ha sollevato preoccupazioni: studio Ispra valichi falsato

Per addressare questa problematica, sarebbe fondamentale effettuare un’analisi approfondita basata su dati scientifici e avvalersi della collaborazione di esperti ornitologi e ambientalisti. L’obiettivo sarebbe garantire che i valichi essenziali per la migrazione avessero l’adeguata tutela, contribuendo così alla preservazione della biodiversità e all’ecosistema montano lombardo. La sensibilizzazione e il dialogo tra enti di ricerca, associazioni ambientaliste e lungimiranti politiche ambientali sarebbero passi chiave per affrontare queste sfide.
Presenza della Fauna
Il primo punto riguarda la presenza e il comportamento della fauna selvatica in montagna, che non deve essere esclusivamente vista attraverso il prisma dei flussi migratori. La fauna montana è caratterizzata da un insieme di specie che si sono adattate a vivere in ambienti specifici e che possono avere bisogni ecologici e comportamentali molto diversi rispetto a quelle delle pianure o delle aree urbane. I valichi montani, in questo contesto, possono rappresentare corridoi ecologici fondamentali per la fauna, dove gli animali si spostano per cercare cibo, riparo o per la riproduzione.
Questa presenza è influenzata da vari fattori, tra cui la disponibilità di habitat, il cambiamento climatico e l’intervento umano. È fondamentale considerare queste dinamiche ecologiche nella valutazione della fauna anziché limitarsi a osservare i movimenti migratori come un fenomeno isolato.
Valore Storico
Il secondo punto, quello del valore storico, suggerisce che la presenza della fauna e le interazioni con l’uomo devono essere interpretate anche alla luce della storia ecologica del territorio. Molte specie animali hanno avuto una relazione storica con l’ambiente montano e le pratiche di gestione della fauna. Nel corso dei secoli, la caccia, le pratiche agricole e altri usi del suolo hanno modellato gli ecosistemi montani e la loro biodiversità. Pertanto, è importante contestualizzare il dibattito attuale non solo in termini di conservazione, ma anche in relazione alle tradizioni culturali e alle pratiche storiche.
Critiche dell’Arcicaccia
Le critiche rivolte dall’Arcicaccia all’Ispra si fondano sulla percezione che un divieto di caccia in valichi montani possa non considerare né la storicità della caccia come pratica culturale, né il ruolo degli allevatori e dei cacciatori come gestori del paesaggio. L’Arcicaccia argomenta che il corretto equilibrio tra conservazione della fauna e tradizioni di caccia potrebbe portare a una gestione più sostenibile degli ecosistemi montani.
Conclusioni
In sintesi, la questione del divieto di caccia nei valichi montani solleva interrogativi complessi che richiedono un approccio multidisciplinare. È fondamentale integrare la conoscenza ecologica della fauna con una comprensione delle dinamiche storiche e culturali per trovare soluzioni che possano soddisfare sia le esigenze di conservazione che le pratiche tradizionali delle comunità locali.
Una forte critica all’operato dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) da parte dell’Arcicaccia, che contesta sia la metodologia utilizzata per compilare l’elenco finale sia le conclusioni raggiunte. Secondo l’Arcicaccia, la metodologia non sarebbe scientificamente valida e la valutazione dei dati sarebbe stata influenzata da considerazioni non pertinenti al compito dell’ente. Questo tipo di conflitto evidenzia le tensioni tra le istituzioni che si occupano della gestione e della tutela della fauna selvatica e le associazioni che rappresentano interessi specifici, in questo caso, legati alla caccia
C&D
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