Lombardia: Stati Generali sulla caccia, la richiesta arriva dal consigliere leghista Fabio Rolfi .
Fabio Rolfi, cacciatore ed ex vice sindaco della città di Brescia, ora in Regione Lombardia nelle fila della Lega, ha voluto scrivere una lettera al Governatore della Lombardia, Roberto Maroni, per sollecitare l’istituzione degli Stati Generali della caccia per portare ad un tavolo i rappresentanti europei che ancora oggi non comprendo ( o fanno finta) il valore, la cultura, la tradizione e il valore economico della caccia da appostamento alla piccola migratoria. Rolfi, vicecapogruppo della Lega al Consiglio regionale lombardo, con questo documento si fa interprete dei malumori e della forte preoccupazione che il mondo venatorio lombardo vive in questi giorni. L’applicazione delle direttive europee, la mancanza dei dati Ispra e quanto sta accadendo in questi giorni a Roma minano fortemente un’attività regolata da leggi statali e regionali e che non trova corrispondenza con altri paesi dell’Unione Europea. Il consigliere regionale auspica un accoglimento da parte del Governatore lombardo e che si possano gettare le basi per un dialogo costruttivo fra tutte le parti in causa.
Di seguito la lettera inviata oggi a Roberto Maroni
Preg.mo On.
Roberto Maroni
Governatore
Regione Lombardia
Piazza Città di Lombardia, l
20124 Milano
Milano, 10 luglio 2014
Oggetto: richiesta di convocazione degli Stati Generali sulla caccia
Pregiatissimo Governatore,
nel ringraziarti per la disponibilità dimostrata nei confronti del mondo venatorio, mi sento in dovere di richiamare nuovamente la tua attenzione in merito alla corretta applicazione regionale delle disposizioni comunitarie e nazionali in materia di cacce tradizionali e di prelievo in deroga.
Come già sottolineato dalle Associazioni venatorie, l’attuale situazione di incertezza sta determinando il concreto rischio di un drastico ed irrecuperabile ridimensionamento del mondo venatorio lombardo, con drammatiche conseguenze sul piano sociale, occupazionale, economico e ambientale.
Le tradizioni venatorie locali, infatti, sono un patrimonio indiscusso di valori e di usanze che da sempre caratterizzano il tessuto sociale della nostra popolazione e mantenerle vive significa far conoscere e tramandare alle generazioni che verranno tutte le risorse che hanno consentito lo sviluppo della nostra terra.
Ciò che chiedono i cittadini-cacciatori lombardi è semplicemente la possibilità di poter continuare a praticare la caccia tradizionale alla piccola migratoria riconoscendo con forza il valore storico, culturale e identitario del popolo lombardo, nel pieno rispetto delle direttive comunitarie, facendo sì che vengano accantonati estremismi e preconcetti nei confronti del mondo venatorio che, ben lungi dall’essere un problema, rappresenta invece una grande risorsa per la collettività.
Purtroppo, a prescindere dalla volontà regionale e dall’inerzia mostrata dalle istituzioni nazionali, rimane comunque il grande ostacolo rappresentato dalla Commissione europea, la quale, probabilmente non adeguatamente informata, seguita a frapporre la propria posizione ostativa verso la pratica della caccia a specie non cacciabili ma prelevabili in deroga purchè in piccola quantità e in regime di rigido controllo. Prova ne sono le diverse deroghe concesse ad altri Paesi europei e che sono in grado di documentare in maniera specifica.
Infatti, la caccia non è bandita dalla Direttiva 2009/147/CE, ma semmai disciplinata così da garantire la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri e comunque valutata con altre esigenze come quelle di ordine economico e ricreativo.
Medesimo discorso possiamo fare per la cattura di uccelli selvatici per la cessione a fini di richiamo. Nel 2012 furono presi specifici accordi con la Commissione Ambiente UE, prevedendo un piano quinquennale di riduzione progressiva del numero di richiami vivi catturabili in Lombardia, fino alla loro completa sostituzione con uccelli provenienti da allevamento. L’esito di questa vicenda sarà, di fatto, la chiusura definitiva di una pratica secolare legata ai roccoli, che la Regione Lombardia deve invece tutelare e difendere, anche per la testimonianza che rappresentano essendo vere e proprie opere d’arte, capolavori del genio creativo umano, artistico e naturalistico tipico del nostro territorio rurale.
Tutto ciò premesso, al fine di favorire l’aggregazione di una massa critica che possa portare le istanze dei cacciatori lombardi in Europa con una forza tale da avere almeno una chance di vittoria, riterrei opportuno che da Regione Lombardia arrivasse un segnale chiaro ed inequivocabile alle istituzioni comunitarie, e per questo motivo ti chiedo, a nome dei tanti cacciatori che si sono rivolti al sottoscritto, di impegnarti personalmente ad organizzare, in tempi brevi, gli Stati generali lombardi sulla caccia, ossia un momento di confronto e analisi fra tutti i portatori di interesse e il mondo istituzionale lombardo, in primis gli europarlamentari eletti nel territorio regionale, che dovranno essere direttamente coinvolti nel processo di revisione delle norme UE, ovvero di una loro più favorevole interpretazione.
Certo del tuo pronto e autorevole impegno, ti saluto cordialmente.
Fabio Rolfi
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